Una serata di danza, giovani talenti e artisti internazionali culminata con la consegna dei Fini International Dance Awards all’Ailey Citigroup Theater. Questi gli ingredienti della 16ª edizione del Fini Dance Festival, capace come sempre di riunire artisti internazionali, giovani danzatori emergenti e autorevoli protagonisti del mondo della danza per una serata dedicata al talento, alle opportunità e al potere della danza di unire generazioni e culture.
Presentata dal fondatore e direttore artistico Antonio Fini, insieme alla conduttrice e produttrice televisiva Ornella Fado, la serata ha rappresentato il momento culminante del percorso estivo di Fini Dance tra Italia e New York. Il programma ha proposto performance che hanno spaziato dal balletto alla danza contemporanea, dal modern ai linguaggi urban, per concludersi con la consegna dei Fini International Dance Awards.
Ad aprire il sipario è stata un’esplosione di energia italiana: una Tarantella contemporanea interpretata dai danzatori del Fini Dance Summer Intensive. Il lavoro ha unito il linguaggio urban di Mirko Giordano alla coreografia di Gianni Santucci, artista la cui carriera attraversa balletto, opera, cinema e televisione. Ospite speciale Jillian Pizzi dello Staten Island Ballet, che si è unita ai giovani danzatori sul palco, dando vita a un incontro tra tradizione e movimento contemporaneo.


Fini, che durante il gala di quest’anno ha scelto di non danzare per dedicarsi alla conduzione, ha accolto il pubblico insieme a Ornella Fado, il cui percorso professionale come danzatrice, personaggio televisivo e produttrice è stato introdotto attraverso una presentazione video.
Il programma è proseguito con Clutch, interpretato da Andrea De Giosa e Maddalena Sbaragli, due giovani danzatori sostenuti da MarcoBaleno, organizzazione che da quasi dieci anni aiuta giovani artisti italiani a raggiungere gli Stati Uniti sostenendone il viaggio e le esperienze formative. Vestiti di bianco, De Giosa e Sbaragli sono apparsi quasi come due angeli in conflitto, separandosi e ritrovandosi attraverso un duetto contemporaneo costruito sulla tensione, la connessione e l’armonia.
La serata ha poi affrontato un importante tema sociale con Tilted Glass, coreografato da Isaak Iska. Attraverso il movimento contemporaneo e immagini di forte impatto, il lavoro ha offerto una prospettiva sull’autismo, portando sul palcoscenico un tema ancora troppo raramente rappresentato attraverso la danza. Un’opera capace di ricordare al pubblico come l’arte possa dare visibilità a modi differenti di vivere e percepire il mondo.
Il programma ha inoltre dato spazio al lavoro del coreografo italiano Mirko Giordano. Il suo pezzo What No One Sees ha affrontato il delicato tema della violenza domestica. Il rapporto di Giordano con Fini Dance è iniziato diversi anni fa, quando divenne il primo artista italiano portato a New York attraverso Mare Nostrum Elements, diretto da Nicola Iervasi.
Quest’anno il suo lavoro è tornato sulla scena newyorkese in circostanze impreviste: un infortunio ha infatti impedito a Giordano di esibirsi come inizialmente previsto. Il pubblico ha quindi assistito alla proiezione di un video artistico realizzato da Christian Gargarelli, con il makeup di Angie Valentino, e interpretato da Serena Valentino e dallo stesso Giordano.
Al termine della proiezione, Ornella Fado ha consegnato a Giordano un tradizionale cornetto portafortuna napoletano, augurandogli una pronta guarigione e un rapido ritorno sul palcoscenico newyorkese.
È stata poi la volta di Dzul Dance, sotto la direzione artistica di Javier Dzul, con Shadow Water, un lavoro di grande impatto visivo che ha combinato corpi scultorei, movimento contemporaneo e costumi realizzati con tessuti a rete. L’interazione tra tessuto, luce e corpi dei danzatori ha creato ombre in continuo movimento sul palcoscenico, rafforzando la potenza fisica e teatrale per la quale il lavoro di Dzul è conosciuto.
L’ironia ha fatto quindi il suo ingresso con Ballet Eloelle / Grandiva, che ha portato in scena la sua caratteristica combinazione di tecnica del balletto classico e comicità. Dietro i personaggi volutamente esagerati, gli uomini che danzano sulle punte e i tempi comici, rimane la rigorosa tecnica classica che ha reso le performance della compagnia riconoscibili a livello internazionale.
La Fini Dance Junior Company ha quindi interpretato Black Madrigal Suite, coreografata da Michael Mao e danzata da Antonio Caligiuri, Andrea De Giosa, Ediberto Maione, Raffaele Onisti, Vincenzo Vitiello, Serena Valentino, Martina Barone, Greta De Giosa, Debora Tateo, Maddalena Sbaragli e Marta Didonna, con la partecipazione di Gary Champi. La performance ha accompagnato il pubblico veso la parte conclusiva della serata, dedicata alla consegna dei riconoscimenti.


I FINI INTERNATIONAL DANCE AWARDS
Il primo Rising Star Award è stato assegnato a Giuliano Ruocco, il cui percorso è diventato strettamente legato alla missione di Fini Dance. Prima di ricevere il riconoscimento dalle mani di Antonio Fini, Ruocco ha interpretato un estratto da La Sylphide insieme ad Ayne Kim.
Nel suo discorso di ringraziamento, il giovane danzatore italiano ha espresso la propria gratitudine ai maestri che lo hanno accompagnato nel suo percorso e all’America per averlo accolto e avergli permesso di inseguire il proprio sogno. Ha poi concluso con una battuta che ha immediatamente conquistato il pubblico, dichiarando di non vedere l’ora di iniziare la propria vita professionale — e di “pagare le tasse in America”.
Il secondo riconoscimento è andato a Itzkan Dzul Barbosa, attualmente danzatrice del BalletX, che ha ricevuto il Best Dancer Award. Con un intenso abito rosso e i capelli sciolti, Dzul Barbosa ha danzato sulle punte il solo Abandoned, mostrando non soltanto la forza della sua tecnica classica, ma anche le qualità drammatiche ed espressive che la contraddistinguono come artista.
A consegnarle il premio è stata Julia Dubno, direttrice della Ballet Academy East di New York.


Uno dei momenti più intensi della serata ha avuto come protagonista Leslie Andrea Williams, Principal Dancer della Martha Graham Dance Company, che ha interpretato Spectrum 1914 e ricevuto l’Extraordinary Dancer Award.
A consegnare il riconoscimento è stata Terese Capucilli, figura iconica del mondo Graham, la cui storia personale è profondamente legata a questo lavoro e che ne ricostruì la coreografia negli anni Novanta. Capucilli ha parlato con grande emozione dell’importanza di offrire opportunità ai giovani danzatori e di come un’occasione ricevuta al momento giusto possa aiutare un giovane artista a crescere fino a diventare un interprete straordinario.
La serata è culminata con la consegna del Lifetime Achievement Award a Michael Mao, un riconoscimento a una carriera dedicata alla coreografia, alla performance e alla crescita di generazioni di danzatori.
Prima della premiazione, quattro danzatori di Graham 2 hanno interpretato Weaving di Mao, un lavoro modern atletico e ritmicamente coinvolgente, nel quale i danzatori si incrociano e si separano continuamente attraverso schemi di movimento quasi tribali.
Il lavoro ha un significato particolarmente personale per Antonio Fini, che ha voluto espressamente che Weaving facesse parte del programma. Avendo danzato lui stesso questa coreografia agli inizi della sua carriera, Fini ha ricordato la straordinaria sensazione fisica che provava come interprete: «Quando danzavo Weaving, mi faceva sentire come un dio.»
È proprio questo legame personale a racchiudere molto dello spirito della 16ª edizione del Fini Dance Festival: artisti affermati che trasmettono la propria esperienza alle nuove generazioni, giovani danzatori ai quali viene offerto un palcoscenico sul quale scoprire se stessi e la danza che diventa un linguaggio capace di unire Italia e New York.
Dagli studenti arrivati negli Stati Uniti per la prima volta agli interpreti affermati a livello internazionale, fino alle grandi personalità della danza che hanno condiviso lo stesso palcoscenico, la serata ha rispecchiato la missione che guida Fini Dance fin dalla sua nascita: creare opportunità, costruire ponti e permettere al talento di viaggiare oltre i confini.


Photo Credit Antonella Cordaro
Un grido d’aiuto attraverso la danza
Non ultimo, presentata una coreografia speciale nata dal desiderio di dare voce a tutte le donne vittime di violenza, trasformando il dolore in movimento e il silenzio in un grido d’aiuto. Un progetto voluto dal Comites NY e realizzato grazie alla Fini Academy.
Ogni gesto racconta una storia: la paura, la solitudine, la rabbia, ma anche la forza di reagire e di ricominciare. I corpi dei danzatori diventano parole, mentre la musica accompagna un percorso emotivo che attraversa l’angoscia e conduce verso la consapevolezza e la speranza.
La danza non mostra soltanto la sofferenza, ma comunica la possibilità di spezzare le catene, di ritrovare la propria libertà e di chiedere aiuto. Le cadute rappresentano le ferite; i movimenti trattenuti, il senso di oppressione; l’apertura finale del corpo, invece, simboleggia la rinascita e la conquista di una nuova forza.
Questa coreografia vuole essere un messaggio rivolto a tutte le donne: non siete sole, la violenza non è mai colpa vostra e chiedere aiuto è un atto di coraggio. Attraverso la voce della danza, il dolore diventa testimonianza e la fragilità si trasforma in energia, resistenza e speranza.

