venerdì, Giugno 12, 2026

Antica e modernissima: la Sardegna a New York

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Questo mese due importanti eventi culturali hanno portato la Sardegna sulla scena newyorkese. Uno è stato Visioni Sarde 2025, l’edizione newyorkese della rassegna dedicata ai cortometraggi contemporanei della Sardegna. L’altro è stato una coppia di concerti del Coro di Neoneli, il celebre gruppo sardo noto per il canto a tenore e per il suo repertorio folk e polifonico, accompagnato dai musicisti Matteo Muscas e Orlando Mascia.

Il 14 maggio, COMITES NY e l’associazione culturale sarda Shardana USA hanno presentato una serata dedicata al cinema emergente della Sardegna. L’edizione newyorkese di Visioni Sarde è stata curata e coordinata da Leide Porcu (COMITES), con la collaborazione di Paolo Tartamella (COMITES) e Stefania Puxeddu, cofondatrice di InItaliano. Oltre a presentare una selezione di cortometraggi premiati provenienti dalla rassegna Visioni Sarde curata dalla Cineteca di Bologna, l’evento ha incluso una conversazione in diretta via Zoom con alcuni dei registi, creando un’opportunità unica di dialogo tra artisti sardi e pubblico newyorkese. I film selezionati hanno offerto un ricco ritratto della Sardegna contemporanea attraverso l’umorismo, la memoria, la riflessione sociale e racconti profondamente personali.

Il programma comprendeva cinque cortometraggi in italiano e sardo con sottotitoli in inglese, seguiti da un rinfresco con prodotti tipici sardi curato dal Circolo Shardana USA, guidato dal presidente Giacomo Bandino e dal vicepresidente Francesco Fadda. L’iniziativa è stata sostenuta e promossa da COMITES NY sotto la guida della presidente Barbara Marciandi e della vicepresidente Ornella Fado.

Nel loro insieme, i film hanno offerto l’immagine di una Sardegna al tempo stesso giocosa, riflessiva, storica e contemporanea, dimostrando la vitalità e la creatività di una nuova generazione di registi sardi.

A rendere particolarmente efficace la selezione è stata la varietà di stili e temi proposti. Animazione, commedia, critica sociale, memoria e narrazione personale hanno convissuto all’interno di un unico programma. Piuttosto che presentare un’unica immagine della Sardegna, i film hanno mostrato un’isola profondamente radicata nelle proprie tradizioni ma al tempo stesso impegnata a confrontarsi con le realtà contemporanee.

Il programma comprendeva:

Su cane est su miu di Salvatore Mereu, una potente e inquietante esplorazione della violenza infantile, della pressione del gruppo e del bisogno di appartenenza, che mostra come atti di crudeltà possano emergere dalle dinamiche collettive e anticipare le complessità del mondo adulto.

Mamma di Matteo Martinez, un cortometraggio toccante ispirato a una storia vera che offre uno sguardo intimo sulle realtà emotive della malattia di Alzheimer.

Infanzia e gioventù di Gramsci di Paolo Zucca, Alessandra Atzori e Milena Tipaldo, un originale ritratto animato dell’infanzia e della giovinezza di Antonio Gramsci, che combina tecniche di stop motion e una raffinata lavorazione artigianale delle immagini.

Una faccia da cinema di Alberto Salvucci, una riflessione ironica e consapevole sull’identità e sulla rappresentazione che ribalta con intelligenza alcuni stereotipi associati all’isola.

Ajò West! di Sara Corbioli, una rilettura giocosa e fantasiosa dei luoghi comuni sulla Sardegna, affrontati con umorismo, tenerezza e spirito d’avventura.

L’evento ha attirato un pubblico numeroso e partecipe. I film hanno creato un percorso emotivo che si è mosso con naturalezza da momenti intensi e riflessivi ad altri più leggeri e divertenti. Il rinfresco che è seguito alla proiezione ha prolungato la conversazione oltre lo schermo. Sardi, sardo-americani, amanti della Sardegna e persone che si avvicinavano all’isola per la prima volta hanno condiviso impressioni sui film degustando vino e specialità tradizionali. L’atmosfera era calda e conviviale e molti partecipanti si sono trattenuti ben oltre la conclusione del programma ufficiale.

Uno dei momenti più apprezzati della serata è stato l’incontro introduttivo e la sessione di domande e risposte condotti da Elisabetta Sanino D’Amanda, docente e documentarista, ed Elena Perazzini, documentarista e scrittrice. Durante la conversazione su Zoom, diversi registi si sono collegati per discutere il proprio processo creativo, le fonti di ispirazione e le loro riflessioni sulla cultura sarda e sulla società contemporanea.

La discussione ha toccato un’ampia varietà di temi, dal rapporto tra una fonte letteraria e il suo adattamento cinematografico alla sfida di trasmettere emozioni profonde attraverso poche parole e immagini accuratamente scelte. Il pubblico si è mostrato particolarmente interessato al modo in cui Salvatore Mereu ha lavorato con i giovani attori per ottenere interpretazioni naturali, spontanee e convincenti. Altre domande hanno riguardato lo stato dell’animazione in Sardegna, così come il lavoro di ricerca, osservazione ed esperienza personale che ha contribuito alla rappresentazione dell’Alzheimer in Mamma. I registi hanno riflettuto su come rappresentare un’esperienza tanto dolorosa e personale con realismo e sensibilità.

La conversazione ha inoltre esplorato il percorso creativo che porta da un breve testo letterario a una narrazione cinematografica, mettendo in luce come i registi trasformino poche pagine in un’esperienza visiva ed emotiva ricca e coinvolgente. Le domande del pubblico hanno rivelato una genuina curiosità per le scelte artistiche dietro i film, per le realtà pratiche della produzione cinematografica in Sardegna e per il modo in cui storie locali possano parlare a esperienze umane universali.

La partecipazione dei registi ha trasformato la proiezione in un autentico scambio culturale, offrendo al pubblico uno sguardo vivo e personale sulle idee, le ricerche e le scelte artistiche che hanno dato forma alle opere presentate. La discussione ha esteso l’esperienza della visione oltre lo schermo, permettendo agli spettatori di dialogare direttamente con i creatori e di apprezzare più profondamente il contesto culturale e umano che ha ispirato ciascun film.

Visioni Sarde è organizzata e promossa dalla Cineteca di Bologna con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna attraverso la Sardegna Film Commission e con la media partnership di CinemaItaliano.info.

L’altro importante evento sardo del mese a New York è stato l’arrivo del Coro di Neoneli, che ha tenuto due concerti: uno presso l’Istituto Italiano di Cultura il 16 maggio e l’altro presso la Memorial Baptist Church di Harlem il 17 maggio. I concerti sono stati organizzati in collaborazione con il Ministero della Cultura, l’Istituto Italiano di Cultura di New York, la Regione Autonoma della Sardegna e la Fondazione Banco di Sardegna.

La presenza del Coro di Neoneli a New York è stata particolarmente significativa e il gruppo ha ricevuto un’accoglienza calorosissima in entrambe le sedi. All’Istituto Italiano di Cultura la partecipazione del pubblico è stata straordinaria, mentre ad Harlem il concerto si è concluso con un’accoglienza che ricordava quasi una standing ovation.

Il Coro di Neoneli è conosciuto a livello internazionale per la sua interpretazione del canto a tenore, la tradizionale forma di canto polifonico sardo riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Radicato nella cultura pastorale della Sardegna centrale, il canto a tenore è eseguito da quattro voci: una voce principale che porta il testo e tre voci accompagnatrici che rispondono a differenti altezze vocali, creando un suono distintivo e immediatamente riconoscibile.

Come ha spiegato Tonino Cau, cantante, narratore e uno dei membri fondatori del gruppo, il Coro di Neoneli nacque quasi cinquant’anni fa nel paese di Neoneli, quando quattro giovani amici appassionati di canto a tenore decisero di dedicarsi alla conservazione e reinterpretazione di questa antica tradizione sarda. Guidati da maestri più anziani che cantavano non per esibirsi ma come parte della vita quotidiana del paese, svilupparono la loro arte. Nel corso degli anni alcuni componenti sono cambiati, ma la visione artistica del gruppo è rimasta costante.

Uno degli aspetti più interessanti del Coro di Neoneli è la capacità di mantenere un equilibrio tra tradizione e innovazione. Pur restando fedele alle tecniche vocali e alla struttura del canto a tenore, il gruppo ha ampliato il proprio repertorio attraverso nuovi testi, narrazione teatrale, interventi strumentali e collaborazioni con artisti provenienti da differenti tradizioni musicali. Come ha osservato Tonino, un concerto composto esclusivamente da brani tradizionali di tenore può risultare impegnativo per il pubblico contemporaneo, e per questo il gruppo ha sempre cercato modalità per creare spettacoli autentici ma al tempo stesso coinvolgenti.

Nel corso di cinque decenni il Coro di Neoneli si è esibito in oltre quaranta Paesi e ha collaborato con una straordinaria varietà di artisti, tra cui Elio e le Storie Tese, Angelo Branduardi, Ligabue, musicisti jazz e perfino cantanti lirici giapponesi. Il gruppo ha inoltre sviluppato numerosi progetti culturali dedicati a importanti figure della storia e della politica sarda, come Antonio Gramsci, Emilio Lussu ed Enrico Berlinguer, combinando libri, registrazioni, narrazione teatrale e musica.

Tonino ha descritto, ad esempio, il progetto dedicato a Gramsci come un’iniziativa insieme storica e poetica. Scritto in ottava sarda logudorese (una forma poetica tradizionale composta da strofe di otto versi in lingua sarda logudorese), il lavoro ripercorre la vita di Gramsci dalla nascita alla morte. Le strofe vengono poi adattate alla metrica del canto a tenore. Durante gli spettacoli, il solista narra e canta alcuni versi mentre il coro risponde con le armonie caratteristiche della tradizione.

Per chi non conosce il canto a tenore, l’esperienza può essere sorprendente. Durante le esibizioni una voce principale conduce il testo mentre le altre costruiscono un ricco tessuto sonoro che riempie lo spazio. All’Istituto Italiano di Cultura il pubblico ha risposto con entusiasmo straordinario, partecipando attivamente e interagendo con gli artisti.

Matteo Muscas e Orlando Mascia non sono stati semplici accompagnatori, ma musicisti capaci di conquistare il centro della scena in diversi momenti, mettendo in luce la ricchezza delle tradizioni musicali sarde oltre la sola polifonia vocale.

Ciò che emergeva con maggiore chiarezza dalle parole di Tonino Cau era una rara combinazione di visione, rispetto e dedizione per il proprio mestiere. Profondamente radicato nella tradizione ma aperto alla sperimentazione e al dialogo, il Coro di Neoneli ha trascorso quasi cinque decenni dimostrando che il patrimonio culturale non deve rimanere congelato nel tempo né trasformarsi in una curiosità folkloristica destinata allo sguardo degli altri. Al contrario, il gruppo ha lavorato per mantenere viva la tradizione, permettendole di evolversi e di restare significativa per le nuove generazioni.

Come ha concluso Tonino con un sorriso: “Siamo un gruppo antico ma anche modernissimo.” Una frase che racchiude perfettamente lo spirito dell’ensemble: profondamente radicato nella tradizione e, allo stesso tempo, costantemente capace di evolversi e dialogare con il presente.

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