Erano partiti con il cuore colmo di speranza, un gruppo di diciassette pellegrini, italiani residenti a New York e nel New Jersey, guidati da don Luigi Portarulo, era deciso a vivere un’esperienza spirituale unica. La meta era Gerusalemme, la città sacra, il luogo dove si intrecciano storie millenarie e fedi diverse. Non potevano immaginare che il mondo esterno stesse cambiando così rapidamente.
Gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran, l’atmosfera e’ diventata subito pesante. Le tensioni geopolitiche, già presenti da tempo, sono esplose in un conflitto che nessuno di loro aveva previsto. Le notizie scarne, frammentate, la comunicazione con le ambasciate, italiana e americana, divenuta impossibile.
In mezzo alla frenesia della città antica, le strade di Gerusalemme soni improvvisamente diventate un labirinto di incertezze. I pellegrini sono ora a Gerusalemme, in un bunker di un hotel, dove per fortuna vi e’ internet, cibo, e l’intero staff li tratta bene.


“La mancanza di informazioni ci face sentire abbandonati. Le strade tutte sono bloccate e i mezzi pubblici limitati. Aeroporti chiusi, notiize ufficiali zero”, racconta Vita Scaturro (nella foto da sinistra) raggiunta telefonicamente nel bunker dell’albergo insieme ai suoi compagni di viaggio.
“Siamo partiti la settimana scorsa da NY e dovevamo rientrare il 3 marzo prossimo, racconta. Stavamo seguendo il programma delle visite, eravamo a Betlemme quando abbiamo sentito gli allarmi. Capendo subito che qualcosa stava accadendo, e non era una buona notizia. Il tempo di prendere le nostre cose in Hotel, saltare su un bus per dirigerci a Gerusalemme. Ma non e’ certo stato facile; in questi casi tutte le strade sono chiuse, non si entra, non si esce. La citta’ sono militarizzate e non sai come e cosa fare. Poi chissa’ come siamo riusciti a trovare una via d’uscita e siamo qui, in questo bunker, tutti insieme”, spiega ancora Vita.
“Don Luigi costantemente parla con il Vaticano e cerca soluzioni. L’ambasciata italiana e quella americana invece non rispondono e ci sentiamo abbandonati. Noi almeno sappiamo chi contattare, ci proviamo ma, un gruppo di ‘semplici” turisti come potrebbe fare in queste situazioni?”, conclude Vita.
Una situazione non facile ma che vede tutti uniti, dalla fede e dalla collaborazione.
Don Luigi ha anche registrato un video per mandare un saluto e rassicurare tutti.

