Il dottor Aldostefano Porcari è un giovane cardiologo e ricercatore italiano che ha ricevuto molti premi per i suoi straordinari studi sull’amiloidosi cardiaca. E’ quello che viene considerato “una speranza” nel campo medico grazie al talento e agli studi costanti.
Principali riconoscimenti:
- Melvin Judkins Early Career Award (2023): Riconoscimento dall’American Heart Association come miglior ricercatore internazionale under 40 per studi innovativi sulla risonanza magnetica per l’amiloidosi cardiaca.
- Miglior ricercatore cardiologo Under 35 in Europa (2022): Conferito dalla Società Europea di Cardiologia (ESC).
- Premio Società Italiana di Cardiologia (2022): Miglior Curriculum Vitae.
- Claudio Rapezzi Award (2024): Per i contributi alla ricerca sull’amiloidosi.
- Vittoria Messapica (2024): Ricevuto come riconoscimento per la ricerca scientifica.
- Le sue ricerche, in particolare quelle sull’uso della risonanza magnetica per la diagnosi e il trattamento dell’amiloidosi, sono considerate potenzialmente rivoluzionarie per la pratica clinica.


Può raccontarci brevemente il suo percorso accademico e come è arrivato a scegliere la Ricerca in campo medico?
La scelta accademica e’ venuta dopo. All’inizio vi era il desiderio di imparare a fare bene il medico. Un desiderio nato in famiglia perche’ mio padre e’ medico di base ed e’ molto apprezzato. Sono sempre rimasto molto affascinato per il suo modo di entrare nella vita delle persone. Ricordo i Natali in cui lo accompagnavo a portare un piatto preparato a casa dei pazienti che vivevano soli, con i figli lontani . Aveva una funzione di cura fisica e spirituale. Fare il medico e’ la mia passione e a questo si aggiunge la voglia di imparare. Piu’ imparavo piu’ diventava una arma per continuare a migliorare e aiutare meglio le persone.Da qui una scelta forte di studiare lontano da casa: al Campus Biomedico di Roma prima, poi e’ arrivata la sepcializzazione in cardiologia e in una malattia che si chiama amiloidosi.
Perché ha deciso di proseguire i suoi studi presso l’University College London e quali opportunità ha trovato in questo ambiente?
Qui ho fatto il dottorato grazie al quale ho approfondito questa malattia, l’amiloidosi, che coinvolge anche e soprattutto il cuore.
Ci spiega in che consiste?
E’ una malattia molto comune ma che tradizionalmente e’ stata considerata rara. Non sapevamo come riconoscerla. Abbiamo imparato le manifestazioni della malattia negli utimi cinque anni con importanti avanzamenti in ambito scientifico proprio promossi dal centro di Londra, il National Amyloidosis Centre. E’ stato qui sviluppato un algoritmo per la diagnosi non invasiva di malattia perche’ in passato l’unico modo per riconoscerla era fare la biopsia, prendere un pezzettino di cuore e vedere se nel tessuto vi era il deposito di ameiloide, e questo scoraggiava tante persone. Ora e diverso: Esami del sangue, urine con la scientigrafia. Una terapia che migliora la qualita’ di vita.
Studi, specializzazioni, sacrifici e poi e’ arrivato il Melvin Judkins Early Career Award. Cosa significa per lei essere il primo italiano a ricevere questo riconoscimento, e quali sono le implicazioni di questo riconoscimento per la sua carriera futura?
Intanto una grandissima emozione. Partendo da un settore di poco interesse mi ha fatto capire che se studi anche con sacrificio puoi raggiungere e arrivare a grandi risultati; questo mi ha ripagato degli inevestimenti fatti. Se ti muovi per passione non perdi mai. Una attestazione di qualita’ di quello che e’ stato il mio percorso italiano, partendo dall’universita’ ma anche partendo dalle medie. Se non avessi avuto i professori che ho avuto non mi sarei costruito il mio percorso che oggi ho.
In che modo pensa che la sua Ricerca possa impattare la comunità scientifica e i pazienti affetti da amiloidosi?
Migliora la qualita’ e la quantita’ di vita. Inizia come malattia degli anziani ma poi si e’ scoperto che coinvolge anche i giovani. Grazie agli studi fatti a Londra oggi offriamo: miglioramento del percorso di diagnosi; profilazione dei comportamenti a livello di gestione dei pazienti e dei familiari, in particolare promuovendo una indagine genetica cosi’ da poter individuare la malattia in modo precoce.
Quali sono le direzioni future della sua Ricerca? Ha nuove idee o progetti in cantiere che vorrebbe condividere?
Screening di popolazione applicabile su larga scala per individuare in modo precoce la malattia e magari prevenirla.
Si puo’ fare Ricerca, oggi, in Italia?
Si’, l’Italia e’ un laboratorio particolarmente fine e un osservatorio fine. Gli studi sono fatti su larga scala. Il sistema sanitaro crca di erogare a tutti. Sistema libero che vuol dire che la qualita’ dei datidella salute sulle persone e’ estremamente elevato. Non ci sono disequlibri sociali ed esiste un welfare. Nonostante iproblemi, la qualita’ dei dati e’ molto alta. E in cardiologia e’ particolarmente alta, nel nostro Paese esiste una grande cultura di scompenso cardiaco e cardiomiopatia; l’Italia ha fatto scuola nel mondo e questo e’ un grande vantaggio. Lo svantaggio e’ che e’ un sistema che lavora con basse risorse economiche e richiede impegno personale e sacrificio.
Che consiglio darebbe a studenti o neolaureati che aspirano a intraprendere una carriera nella Ricerca scientifica?
Andare dove sono attratti e dove sentono nascere la curiosita’ di sapere di piu’.
Qual e’ il suo legame con NY?
In primis, legami affettivi. Parallelamente ho costanti e ottimi rapporti con la Columbia University.

