Negli ultimi anni, la violenza contro le donne è emersa come una delle problematiche sociali più gravi e diffuse, e New York non fa eccezione. In un contesto urbano complesso e cosmopolita, molte donne italiane si trovano ad affrontare una realtà difficile, spesso sentendosi sole e isolate. È proprio per questo che il COMITES NY (Comitato degli Italiani all’Estero) ha deciso di organizzare una serie di incontri dedicati alla discussione e alla sensibilizzazione su questa tematica cruciale.
Un’opportunità di ascolto e condivisione
Questi momenti di confronto non sono solo un’opportunità per parlare di esperienze personali, ma anche per creare una rete di supporto tra donne italiane. La solitudine è un sentimento comune, soprattutto per coloro che vivono lontano dalla propria famiglia e dai propri amici. Attraverso il dialogo e la condivisione, il COMITES NY si propone di far emergere la forza della comunità italiana, incoraggiando le donne a unirsi e sostenersi reciprocamente.
La comunità fa la differenza
Nella grande metropoli di New York, dove la vita può essere frenetica e isolante, iniziative come queste possono fare la differenza. La violenza sulle donne non deve essere un argomento tabù; ogni storia raccontata, ogni voce ascoltata può contribuire a costruire un futuro più sicuro e giusto per tutte.
L’importanza della donazione è stata sottolineata dal Presidente del Comites, Enrico Zanon :
“Sono davvero lieto che il Comites abbia riconosciuto la necessità di affrontare un problema come questo. E sono molto grato al donatore: senza fondi, questo programma sarebbe stato molto più impegnativo”. Un punto di vista condiviso da Claudia Carbone , Presidente della Commissione per i Diritti Civili, che ha sottolineato il ruolo degli uomini nella lotta agli abusi: “Avere gli uomini come alleati nella lotta contro la violenza domestica è essenziale, perché questa battaglia non può essere portata avanti dalle sole donne. Richiede un cambiamento culturale condiviso, insegnando a ragazzi e ragazze a riconoscere l’amore sano basato sul rispetto, sui confini e sulla reciprocità”.
Gli eventi sono stati moderati dalla giornalista televisiva Francesca Di Matteo , che ha aperto il dibattito con una domanda tratta da un libro per bambini – “Cos’è l’amore?” – per sottolineare l’importanza della prevenzione precoce. Un potente videomessaggio della direttrice della rivista Giallo , Albina Perri, ha documentato l’ondata di femminicidi in corso in Italia, sottolineando “la necessità di pene adeguate, l’urgenza di denunciare la violenza e l’importanza di smantellare una cultura che minimizza la violenza maschile e spesso la accetta come norma culturale”.
Uno dei momenti più toccanti è stata la lettura di una lettera anonima scritta da una donna immigrata, vittima di un narcisista patologico e sola in un paese straniero, un crudo racconto di manipolazione, paura, abusi e silenzio. Sono seguiti una serie di contributi di esperti e istituzioni. Alessandra Sabbatini , Assistente Sociale Clinica Abilitata e terapeuta familiare, ha delineato le varie forme di violenza domestica, i suoi effetti sui bambini e il complesso ruolo che i media possono svolgere. L’antropologa e psicoterapeuta Leide Porcu ha esaminato le radici culturali dell’abuso, dalla mascolinità tossica alla socializzazione patriarcale, evidenziando le vulnerabilità specifiche delle famiglie immigrate, spesso esacerbate dallo stress migratorio, dall’isolamento e dall’instabilità economica. Dal punto di vista istituzionale, Jenny A. Proano dell’Ufficio del Sindaco di New York per porre fine alla violenza domestica e di genere (ENDGBV) ha presentato strumenti di protezione chiave: i Family Justice Centers (aperti indipendentemente dallo status legale), la HOPE Hotline e Respect First, un programma per le persone che hanno commesso violenza. “È importante lavorare con l’abusante affinché non danneggi altre vittime”, ha osservato. Francesca Carelli, Master Certified Life & Career Coach , ha condiviso una testimonianza personale sul riconoscimento dell’abuso emotivo nella sua vita, spiegando i modelli culturali che portano molte donne a normalizzare i comportamenti violenti e offrendo strumenti pratici per ricostruire identità e autostima. La serata si è conclusa con la poetessa e scrittrice María Isabel Dicent, le cui letture hanno trasformato la dimensione emotiva dell’evento in un momento di connessione collettiva. L’iniziativa del Comites era iniziata in precedenza con l’evento “Breaking the Silence: Empowering Voices, Inspiring Change”, moderato anch’esso da Di Matteo, con la partecipazione di: Jessica Earle Gargan , Giudice della Corte Penale Suprema del Queens; Daniela Castro , Direttore Operativo presso la Lenox Hill Neighborhood House; Sara Martinez , Senior Economic Empowerment Specialist presso Sanctuary for Families. Il panel ha incluso testimonianze video di donne attualmente in situazioni di abuso e una discussione approfondita sui percorsi di protezione. Martinez ha descritto in dettaglio il programma di Empowerment Economico, che aiuta le vittime a ritrovare stabilità finanziaria e indipendenza attraverso la formazione e lo sviluppo di competenze. Castro ha spiegato il ruolo dei rifugi e degli approcci basati sui traumi.
